Rispetto alla passata edizione, in cui i catamarani AC50, navigavano con la randa che era una sorta di ala rigida, sugli AC75 è stata introdotta la soft wing. Si tratta di due rande tradizionali, connesse tra di loro attraverso dei sistemi e issate parallelamente su un albero a sezione a D, libero di ruotare, fissato su una sfera in coperta. Con la rotazione dell’albero e con le stecche full batten (che coprono tutta la lunghezza della vela) si forma una sorta di ala che consente di raggiungere delle performance più elevate rispetto ad una randa unica. Lo sviluppo della soft wing è stato complesso, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione dei tools per la regolazione e il controllo della forma della vela, come il camber *(1) e il twist *(2). Questi sistemi possono essere applicati ai primi 4 metri dalla testa d’albero in giù e in basso nel primo metro e mezzo a partire dalla base. La regolazione della randa avviene attraverso il lavoro del randista che ha in mano una mini consolle tipo quella di un video gioco, con numerosi pulsanti che innescano diverse funzioni, come la scotta o il carrello della randa, ma anche lo spanner che permette la rotazione dell’albero, piuttosto che l’outhaul *(3) o il cunningham *(4). Durante tutta la campagna, ogni team ha avuto la possibilità di realizzare e avere nel suo corredo di vele (la sail inventory list) 10 rande, disegnate per essere utilizzate nelle varie condizioni di vento, sia in regata che in allenamento. All’interno del team c’è un dipartimento, composto da 10 persone che si occupa della progettazione delle vele, le cui forme e carichi vengono simulati al computer attraverso accurati tools sviluppati in collaborazione con North Sails.